Da mercoledì 27 a sabato 30 agosto 2025 al Teatro Simurgh si é svolto un lavoro che per noi ha avuto un sapore speciale. Yorokobi, sostantivo giapponese che indica lo stato emotivo della gioia, é stato scelto come titolo perché incarna l’entusiasmo di aprire per la prima volta a un ritiro questo spazio nel bosco, ancora in divenire, ma che già ci permette condizioni minime di accoglienza. Si é formato un gruppo di nove partecipanti che hanno convissuto e pernottato in loco per un’immersione totale in una pratica teatrale dove la natura favorisce momenti di autentica introspezione. Sono stati quattro giorni in cui il bosco ci ha accolto nel suo grembo fatto di immagini, suoni e profumi, che hanno nutrito gli esercizi alla ricerca di un’attenzione integrale, nel singolo e nel gruppo. Attraverso una pratica fatta di movimento, musica, canto, e quiete, alternando sessioni di ritmica e danza delle origini, improvvisazioni di musica e teatro, i partecipanti hanno sentito la possibile unione di mente, corpo e sentimento nella presenza che racconta, sperimentando così, frammenti di vita in cui l’arte scenica si ritrova con la sua origine spirituale. E questo, in fondo, era l’obbiettivo essenziale del ritiro. Ci resta un sentimento di gratitudine insieme alla gioiosa consapevolezza del fatto che, nonostante gli ostacoli, stiamo camminando nella giusta direzione nel portare avanti un progetto al servizio dell’Essere, in un mondo sempre più materialista che ha dichiarato guerra all’umano e alla natura.
Fiore Zulli
Postato alle 16:24h, 19 SettembreDa mercoledì 27 a sabato 30 agosto 2025 al Teatro Simurgh si é svolto un lavoro che per noi ha avuto un sapore speciale. Yorokobi, sostantivo giapponese che indica lo stato emotivo della gioia, é stato scelto come titolo perché incarna l’entusiasmo di aprire per la prima volta a un ritiro questo spazio nel bosco, ancora in divenire, ma che già ci permette condizioni minime di accoglienza. Si é formato un gruppo di nove partecipanti che hanno convissuto e pernottato in loco per un’immersione totale in una pratica teatrale dove la natura favorisce momenti di autentica introspezione. Sono stati quattro giorni in cui il bosco ci ha accolto nel suo grembo fatto di immagini, suoni e profumi, che hanno nutrito gli esercizi alla ricerca di un’attenzione integrale, nel singolo e nel gruppo. Attraverso una pratica fatta di movimento, musica, canto, e quiete, alternando sessioni di ritmica e danza delle origini, improvvisazioni di musica e teatro, i partecipanti hanno sentito la possibile unione di mente, corpo e sentimento nella presenza che racconta, sperimentando così, frammenti di vita in cui l’arte scenica si ritrova con la sua origine spirituale. E questo, in fondo, era l’obbiettivo essenziale del ritiro. Ci resta un sentimento di gratitudine insieme alla gioiosa consapevolezza del fatto che, nonostante gli ostacoli, stiamo camminando nella giusta direzione nel portare avanti un progetto al servizio dell’Essere, in un mondo sempre più materialista che ha dichiarato guerra all’umano e alla natura.