Cantores.

una rotta arcaica dove il quotidiano e il sacro si uniscono per rivelare l’essenza della tradizione popolare…un itinerario teatrale in cui il comico ed il tragico, il passato e il presente, si rimescolano contro ogni definizione formale

I cantori vanno di villaggio in villaggio… viaggiano di paese in paese… percorrono i continenti… attraversano i secoli… Un attore ed un’attrice in uno spazio vuoto si fanno interpreti di molte culture, lingue e dialetti. Lo spettacolo è fatto di scene che comprendono canzoni, dialoghi, evocazioni e racconti. È caratterizzato dall’esplorazione di diverse forme di narrazione e di tecniche di canto proprie delle genti di ogni luogo evocato dai cantori.

L’uso di percussioni come unici strumenti musicali che accompagnano le canzoni sottolinea l’origine arcaica di un viaggio che si rivela un’esperienza profondamente contemporanea.

Nota di regia

Fin dal passato più remoto i popoli hanno raccontato storie che parlano del mondo che li circonda. Per tutti loro, prima della parola scritta ci fu il suono. L’intera storia di un popolo si può esprimere attraverso canzoni e racconti, ritmi e danze che sono stati trasmessi come insegnamento tradizionale di generazione in generazione.

Le creazioni di narratori, danzatori e cantanti di ogni epoca in ogni angolo del pianeta, sebbene nascano sempre da un popolo specifico, sono invero tutti frammenti di un’eredità comune ed occulta, di millenni di migrazioni registrate nei geni di ogni abitante umano della Terra.

Questa tradizione ancestrale viva e sempre presente, che sta alla radice della trasmissione della cultura e del pensiero dei popoli, è il contesto dove nasce lo spettacolo.

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Recensioni

Due voci parlarono in 14 lingue diverse
[…] Con una recitazione impeccabile Zulli e Robertson hanno dimostrato le ragioni per le quali sono i direttori del Teatro Simurgh. Canti, danze, giochi linguistici e distinzione costituivano i pezzi che uno ad uno andavano a formare quel grande puzzle che si chiama “Cantores” […] Nessuno poteva immaginare che due persone potessero dar vita a tanti personaggi. Potevano passare dall essere l’uomo più trnaquillo e sereno del mondo, fino ad arrivare ad essere un pazzo con pretese di politico. Nel frattempo un pubblico affascinato cominciò a vedersi avvolto in questa dinamica di diverse personalità che lo hanno intrattenuto dall’inizio alla fine. […] In definitiva, “Cantores” porta con se il ricordo della terra desiderata e il tepore del sole mattutino. [Leggi tutto]

[…] Ogni canzone era un momento, una storia, un sentimento. E per questo adesso, Cantores è un grande miscela di poesia e musica, capace di resistere un’ora e mezza sulla scena senza una sola caduta di attenzione. Dalla parlata in grammelot, passando per canzoni Aymará, dai gitani del deserto del Thar, Russia, Giappone, Nordamerica, Tuva o una lingua Bambara del Malì, il Símurgh ha dimostrato che non c’è bisogno di “capire” per sentire, e che la musica va aldilà di ogni comprensione logica. Umore, allegria ed un’affascinante maniera di vedere, sentire e trasmettere, è ciò che hanno lasciato impresso in ogni udito che li ha ascoltati  [Leggi tutto]

Il Teatro Símurgh unisce il mondo col suo spettacolo “Cantores”.
La voce multiforme e primigenia dei popoli del mondo si manifesta nel canto e la narrazione orale in “Cantores” […] Tanto il deserto e la steppa, come le Ande e i Caraibi si percepiscono sulla scena. […] L’interpretazione di Carla Robertson e Fiore Zulli, che è anche il regista della messinscena, proietta due personaggi nomadi. Essi, con musica e danza, raccontano storie di uomini e donne in ognuno dei destini geografici che ingloba la piece. La costruzione di questi personaggi riflette una seria ricerca ed approfondisce il carattere di ogni popolo, dall’idioma e l’accento, motivando l’espressione corporale e gestuale. La recitazione di Zulli è versatile e si misura dalla qualità del gesto e da come gestisce le energie sulla scena. Robertson, da parte sua, presenta un interessante gioco vocale. Entrambi interagiscono col pubblico e mantengono vivo l’interesse, più che per la parola detta, per la vivacità dell’interpretazione. In tal senso si includono anche delle rotture del fatto scenico in sè quando l’attore e l’attrice svelano la loro condizione di interpreti di fronte allo spettatore. […] L’esecuzione musicale non solo accompagna lo svolgersi della piece, ma ne è il suo componente più speciale. Queste risorse, semplici ed intelligenti, danno forma alla struttura drammaturgica.  [Leggi tutto]

[…] È la seconda volta che assisto a questo spettacolo unico per la sua apparente semplicità. Uno dei suoi meriti importanti è che non c’è intenzione alcuna di dimostrare qualcosa, è piuttosto un lavoro costruito da un punto, da un luogo interiore, una compenetrazione con la sfera dell’ancestrale. Carla Robertson canta nelle lingue più diverse e lo fa in modo naturale, che sembra confermare realmente che con la musica non ci sono barriere. […] un gioco di luce permette il cambio di scena, ed è il momento per abbigliarsi con piccoli oggetti che li trasformano in cantori di differenti latitudini. Tutti i costumi sono pensati molto bene, conducono un ordine impeccabile sulla scena, con lo svolgersi della rappresentazione gli oggetti, situati inizialmente nel centro, si traslatano lungo i margini dello spazio scenico e si costituiscono in una specie di orologio che scandisce il tempo dei cantori. Lo spettacolo si sostiene in una evidente capacità istrionica. […]  [Leggi tutto]

[…] Due linguaggi, l’uno corporeo, l’altro musicale, che si intrecciano tra recitazione e narrazione, nell’andirivieni di ninne nanne, canzoni popolari e leggende, resta viva la dimensione emozionale, quasi ad evocare l’evoluzione dell’anima, ed insieme la metafora della vita. Ricercate le scenografie, come i costumi e i testi, dietro le quinte uno studio capillare sui popoli (ben quindici) e sulle lingue (quattordici). […]

Magiche atmosfere nel teatro dei “Cantores”. Uno spettacolo coinvolgente, di grande impatto emotivo. Magnifiche le interpretazioni di Fiore Zulli e Carla Robertson […] Non appena i Cantores cominciano a parlare, a suonare, a cantare, ecco che magicamente le loro personalità si dilatano riempiendo la scena e catturando irresistibilmente l’attenzione. E allora subito ti accorgi che ti stanno raccontando una storia meravigliosa, affascinante. […] Il ritmo è incalzante; non ci sono pause rilevanti ad appesantire il passaggio da una scena all’altra: i due artisti con un cambio istantaneo di un semplice indumento (una sciarpa, un turbante ecc.) ti trasportano di volta in volta fra gli indiani Shoshone del Nord America, nelle terre africane del Gabon e del Malì, tra i gitani del Rajasthan in India, fra gli afroamericani di Panamà, attraverso cento terre lontane, alla ricerca della tradizione e del folklore popolare. […]

[…] Per non cadere in una struttura di concerto, lo spettacolo utilizza strumenti teatrali indovinati. Una concezione molto teatrale dello spazio, uno spazio vuoto dove l’oggetto prende vita, una illuminazione elegante, simbolica, e una eccellente preparazione del corpo e della voce dell’attore, fanno che per momenti si viaggi con loro. Utilizza, il regista attore della compagnia, di origine italiano, le tecniche attorali della Commedia dell’Arte, di un Arlecchino che dota di tradizione popolare questo lavoro che beve dal mito, dalla voce ancestrale […]  [Leggi tutto]

[…] È uno spettacolo che dalla sua Bolivia natale fa come il Sìmurgh, che passa di cultura in cultura per mezzo della sua musica. Il lavoro è quasi cartesiano nella sua realizzazione, poichè sono solo due attori in uno scenario essenziale […] Questo peculiare spettacolo musico teatrale risveglia la nostra simpatia per lo sforzo che la sua esecuzione suppone e per farci ascoltare molta musica alla quale altrimenti non avremmo praticamente accesso […]

[…] “CANTORES”, un lavoro di Fiore Zulli, che egli stesso interpreta insieme a Carla Robertson. Una delizia di spettacolo. Si tratta di racconti brevi pieni di poesia, meravigliosamente interpretati tanto nel gesto come nella voce (testo e canto). Mi emozionò la voce di Carla e l’originalità della messinscena, semplice, suggestiva ed emotiva. Lo abbiamo visto nella “Casa de America”, però sono state così limitate le date delle rappresentazioni a Madrid, che il grande pubblico non ha fatto in tempo ad accorgersene. Un vero peccato.  [Leggi tutto]

Il pubblico che ha visto “Cantores”, lunedì scorso alla Casa Municipale della Cultura, ha finito per applaudire in piedi la messa in scena. […] Fiore Zulli e Carla Robertson sono riusciti, in un’ora, a trasportare gli spettatori dal Chaco boliviano fino a remote zone della Mongolia attraverso le leggende, racconti e canzoni che vanno narrando tra la poesia e l’umore. É difficile mantenersi estraneo e non emozionarsi con le storie e le situazioni che i due attori presentano senza ricorrere ad effetti scenografici. “Cantores” è un omaggio al valore della parola, la tradizione orale e la musica, che nella sua diversità riesce a contagiarci la sua allegria. […]

Fiore Zulli e Carla Robertson, portano in Ecuador un lavoro unico […] Cantori del mondo è ciò in cui si trasformano questi due personaggi che sono riusciti ad appropriarsi delle più svariate manifestazioni ancestrali, dei Sufi, del Giappone, degli indiani Shoshone del Nord America, degli Aymará di Bolivia, di ritmi dei Caraibi ed altro ancora. Lo spettacolo si sostiene nella musica, la voce ed una evidente capacità istrionica. […] Carla si impadronisce di ogni personaggio e si trasforma in diverse figure femminili che alla fine emergono come una sola: donna unica e universale, il cui canto è un omaggio alla vita, all’amore e alla terra. Il suo canto è del mondo, registra allegria e sofferenza, però soprattutto ci arriva con molta autenticità, perchè questi due attori si sono contagiati con lo spirito mitico e si sono compenetrati con i più lontani dialetti, di modo che ogni interpretazione è ricolma di autentico entusiasmo che contagia lo spettatore. Tanto, che il pubblico non può contenere gli applausi, che formalmente dovrebbero aspettare che finisca lo spettacolo. […] È uno spettacolo che risveglia una sensibilità diversa, ci cattura non già per l’aneddoto ma piuttosto per la maniera di narrarlo. […]

[…] “Cantores” conserva e regala uno spirito di nostalgia, festa e ribellione. Zulli e Robertson ricevono gli spettatori convocati in un foro oscuro e li portano ad un incontro con le origini. La voce, la danza etnica e la percussione sono le risorse che i due istrioni hanno incontrato in questa ricerca. […] nella loro esecuzione no si scarta la complicità del pubblico: gli attori motivano lo scambio di relati di vita, a partire da dialoghi, racconti e canzoni. Lo spettacolo diventa, così, un’esperienza vitale ed attiva per quanti vi assistono […] [Leggi tutto]

Le tradizioni e leggende di vari popoli del mondo, la critica sociale, il buon umore, la musica, il canto e l’arte teatrale sono l’insieme degli elementi che Carla Robertson e Fiore Zulli hanno fuso per provocare una catarsi sonora-visuale nel pubblico che ha assistito al loro spettacolo nel Teatro Achá, nell’ambito del Festival di Teatro “Peter Travesi”. […] questo è stato il gruppo che ha convocato più pubblico al Teatro Achá in questi nove giorni di realizzazione del festival. Il suo lavoro musicale e teatrale si è riflesso nell’emotivo ed interminabile applauso con cui il pubblico ha ringraziato gli attori alla fine della rappresentazione. […] “Cantores” un viaggio che diverte, fa riflettere e provoca sensazioni degne di essere sperimentate.

[…] si tratta delle canzoni di buona parte del mondo quelle che presentarono, recitarono, suonarono, ieri sera, Carla Robertson e Fiore Zulli, nel Teatro Achá, nell’ambito del Festival “Peter Travesi” […] Tutto il viaggio si è svolto su un tenue filo narrativo […] più che mai, gli spettatori hanno potuto sentirsi cittadini del mondo […] Ogni canzone trattò di una vera tradizione antica […] questo spettacolo è anche un contributo al tentativo di preservazione di quanto di più intimo, degno e bello riguarda l’essere umano, che si rifugia nelle canzoni e nei racconti del mondo.

(In occasione della prima assoluta dello spettacolo)

Con grazia scenica, convinzione attoriale e talento artistico, Fiore Zulli e Carla Robertson, hanno edificato uno spettacolo che già forma parte del patrimonio culturale universale. In 70 minuti hanno fatto viaggiare per il mondo a 300 persone che si sono date appuntamento per vedere il debutto dello spettacolo “Cantores”. […] Lo svolgimento scenico ha dimostrato che gli interpreti sanno combinare musica e recitazione con una buona dose di umore mischiato a ironia e compromesso sociale. […] Il viaggio dei cantori costruisce e riafferma speranze di giorni migliori. […] Una recitazione gratificante alla quale il pubblico non ha tardato a dimostrare la sua approvazione applaudendo in piedi e con fervore.

  • Produzione:
  • Teatro Símurgh
  • Attori:
  • Carla Robertson – Fiore Zulli
  • Spazio scenico:
  • Teatro Símurgh
  • Costumi:
  • Teatro Símurgh e Verena Spori
  • Disegno luci:
  • Teatro Simurgh
  • Musica:
  • Canzoni tradizionali arrangiate da F. Zulli e C. Robertson
  • Testo teatrale e regia:
  • Fiore Zulli