La Compagnia.

In cerca dell’attore antico per un teatro moderno

Uno dei punti centrali nel lavoro del TEATRO Simurgh è la ricerca dell’attore nella sua accezione più antica, cioè di qualcuno capace di compiere azioni vive ed evocative attraverso la parola, la danza, la musica, il canto e ogni altro strumento della sua arte, in qualsiasi situazione. Negli ultimi due decenni come parte di questa ricerca abbiamo portato regolarmente i nostri spettacoli in scuole e università, statali e private, in orfanotrofi gestiti da istituzioni laiche o religiose, scuole rurali di comunità indigene delle più isolate etnie sudamericane dove la comunicazione con il pubblico era affidata quasi esclusivamente al linguaggio del corpo scenico.

Teatro Simurgh - Fiore Zulli e Carla Robertson

Il Teatro Símurgh è stato fondato nel febbraio del 2005 a Quito, Ecuador, da Fiore Zulli e Carla Robertson, come fase successiva del progetto di ricerca e creazione teatrale che Fiore Zulli (artista italiano) iniziò nel 1996 in Bolivia, un anno dopo il suo arrivo in Sudamerica.
La creatività del Teatro Simurgh ha a che vedere con una fusione di elementi provenienti da molte culture tradizionali di Asia, Africa, America ed Europa che confluiscono in un lavoro teatrale che Fiore Zulli ha chiamato “In cerca dell’Attore Antico per un Teatro Moderno”. Il risultato è un linguaggio scenico contemporaneo che aspira alla chiarezza nella comunicazione con ogni pubblico.
Dai classici greci a Shakespeare, dalla Commedia dell’Arte al Teatro Nō, dai Kallawayas Andini ai Cantastorie Hindù, dai Griots Africani agli Ashoks dell’Asia Centrale, traggono nutrimento e ispirazione sia drammaturgia che recitazione nel Teatro Simurgh.
Gli spettacoli del Teatro Simurgh possono avere tra loro caratteristiche diverse in termini di linguaggio scenico, tematica o estetica, ma sono tutti fondati su una pratica teatrale il cui centro di gravità è un interesse profondo verso l’Essere Umano.
Il nome stesso della compagnia è stato scelto come metafora e ricordo di ciò che rappresenta il suo cammino di ricerca artistica attraverso il Teatro.
Dal 2014, dopo più di 19 anni di esperienze in America Latina, nei luoghi più diversi e spesso improbabili, dove il teatro normalmente non è contemplato ed a volte è totalmente sconosciuto dai villaggi Quechua degli altipiani andini, dai Guaranì del Chaco e i Chiquitanos del bosco secco tropicale della Bolivia o dai Siona e i Cofàn delle impenetrabili foreste amazzoniche dell’Ecuadorfino alle scuole rurali ed urbane, ai sobborghi, ospedali, università, ai centri storici, festival internazionali e teatri ufficiali delle capitali sudamericane Fiore Zulli porta il Teatro Simurgh in Italia con l’obbiettivo di condividere le conoscenze così acquisite sulla pratica, la filosofia e la tecnica del lavoro teatrale e cercare altre collaborazioni artistiche per realizzare nuovi progetti interculturali in Europa.

Il Símurgh ha un simbolismo molto ricco nel pensiero dei mistici e nella letteratura persiana. Nelle fonti mitologiche più antiche di questa tradizione è il nome dato a una categoria di uccelli mitici possessori ed elargitori dei poteri divini della creazione e della guarigione.

In epoca islamica, il Sìmurgh rappresenta simbolicamente non solo la manifestazione della divinità, ma è anche il simbolo dell’Io occulto.

Così il nome del nostro teatro viene dal libro “Il verbo degli uccelli” del poeta mistico Sufi del XII secolo, il persiano Farid ad-Din Attar. In questo libro, centomila volatili di tutte le specie, riuniti in convegno, scelgono come Re il favoloso uccello Sìmurgh e decidono di raggiungere la sua corte. Intraprendono cosí il viaggio, ma solo trenta di loro riescono ad arrivare a destinazione dopo aver attraversato le sette valli lungo cui si snoda la mistica via, una rappresentazione simbolica degli stadi attraverso cui l’anima, con costante progressione, attinge la perfezione divina. Il Sî Murg (che significa “il trenta uccelli”) risulta essere in realtà lo specchio dove si vedranno riflessi quei trenta che arrivano alla sua corte, scoprendo alla fine che il Sìmurgh sono loro stessi.

Cosí il poeta, nell’epilogo della sua opera esorta i lettori a rileggere più volte i suoi versi perchè: “i figli dell’illusione sono naufragati nella musica dei miei versi, ma i figli della realtà hanno penetrato i miei segreti”.

Fiore Zulli racconta Teatro Simurgh