Per la giornata mondiale del Teatro, in un’epoca in cui forse mai come prima questa nostra arte soffre di disinteresse, di confusione, di scarso livello artistico e di grande livellamento commerciale, in cui tutti sono “attori” mentre la professione dell’attore che non sia il personaggio famoso, è ancora discriminata in quanto a diritti del lavoro.
In un’epoca in cui politica e finanza mai hanno avuto a disposizione così tanti strumenti di potere per asservire le arti sceniche ai propri canali di comunicazione e a beneficio dei propri fini.
In un’epoca in cui grandi produzioni piene di nulla sono strategicamente preferite alla promozione e diffusione di progetti di ricerca artistica finalizzati a creare interesse e cultura teatrale sul territorio attraverso spettacoli ed attività pedagogiche ricchi di contenuti edificanti e concepiti per stimolare riflessioni indipendenti tra spettatori di ogni età.
In un’epoca, dunque, in cui l’arte è più mortale che mai, e il Teatro sembra essere l’ultima delle necessità proprio perché il potere bada bene a mantenerlo a livello di “eccellenza culturale” gestita dalla “intelligentia” di stato, faccio appello al risveglio delle coscienze.
Animato da incrollabile speranza auspico il graduale ritorno di un Teatro Vivente, fatto da donne e uomini il cui interesse principale è la comprensione delle leggi immutabili della vita.
Auspico la perseveranza di quel lavoro invisibile che tanti veri artisti fanno, nonostante le infinite ristrettezze economiche, a favore di un teatro capace di un linguaggio chiaro, profondo e divertente al contempo, in grado di arrivare a ogni tipo di spettatore senza distinzione di cultura, razza, ceto sociale, religione …
Auspico un teatro moderno fatto da attori antichi, in grado cioè di riportare l’attenzione del pubblico sull’essere umano e sulla sua possibile reale evoluzione a livello prima di tutto interiore, di spirito e di pensiero individuale, da cui dipende qualsiasi tipo evoluzione o “rivoluzione” sociale.
Auspico il ritorno di sublimi narratori della vita, incarnazioni di solidarietà, moralità, sincerità, coraggio, che riportino il Teatro Vivente nei luoghi e negli spazi dove abita la gente comune.
Auspico insomma il ritorno di una cultura del teatro analoga all’epoca Elisabettiana in cui i contenuti dell’arte di Shakespeare si trasmettevano allo stesso tempo e nello stesso luogo, al sovrano e alla sua corte seduti in alto, agli intellettuali come ai soldati affacciati alle balconate di legno, nonché alla plebe ammassata nel parterre dei teatri del tempo come il Globe, il Blackfriars, lo Swan, ecc.
Auspico infine l’avvento graduale di nuovi dirigenti nella politica, che insieme a nuovi imprenditori lungimiranti siano in grado di comprendere come un’Arte Teatrale Viva, incoraggiata all’indipendenza intellettuale e artistica, finanziata e organizzata in piccole realtà organicamente distribuite sul territorio, a stretto contatto con la comunità, sia uno strumento poderoso, ancestrale e meravigliosamente efficace per contribuire alla costruzione di una società futura davvero basata sulla ricerca dell’armonia e della pace tra tutti i popoli.