Fonte: sito ufficiale festadeglignomi.it

Intervistiamo il Maestro Fiore Zulli, direttore del Teatro Simurgh, per parlare della “Festa Internazionale degli Gnomi”, degli spettacoli che vi porterà in scena con il Teatro Simurgh e del suo rapporto come attore e regista con la magia della natura.

Maestro Zulli, qual è l’importanza della mitologia e della simbologia degli gnomi, fate ed elfi a livello pedagogico?

Bisogna dire innanzitutto che i racconti elfici e mitologici in generale sono stati creati dalle società antiche, depositarie di una Coscienza Superiore, per scopi fondamentalmente pedagogici.

Il Mito è una forma di trasmissione della conoscenza. Gli gnomi, le fate, gli elfi, rappresentano tutta una serie di simboli che riguardano la vita interiore dell’uomo. Si tratta di linguaggi creati per stimolare l’osservazione di se e del mondo attraverso una visione olistica, tesa cioè a far percepire se stessi in unione con la Natura, come parte della stessa materia di tutto il creato.

Noi entriamo in contatto con questi esseri – che, bada bene, esistono davvero! – solamente attraverso la nostra sensibilità interiore.

Le storie di Fate e di Elfi ci parlano di un mondo invisibile nel quale si racchiude di fatto la chiave del nostro sviluppo come esseri umani coscienti. Ci insegnano come cercare, come disporci all’ascolto, come scoprire le leggi basiche e immutabili della vita.

Forse i bambini riescono a comunicare meglio di noi con queste forze della natura personificate dagli Gnomi…

Certamente, quei racconti sono concepiti per comunicare principalmente con i bambini. Sono una codificazione simbolica delle forze della natura. Gli Gnomi per esempio rappresentano ciò che è invisibile ma è percepibile attraverso un’attenzione più affinata, a cui i bambini devono essere allenati. Oggi purtroppo i bambini non sono allenati a prestare attenzione, ma piuttosto indotti alla distrazione e alla passività. Troppo spesso non gli si dà l’opportunità di avere un contatto reale con la Natura. Ma se i bambini sono avvicinati alla Natura nel giusto modo, se sono guidati verso il silenzio, verso una qualità della presenza, sarà la Natura stessa ad occuparsi della loro educazione. Semplicemente togliendo loro le distrazioni della vita meccanica, i bambini entreranno in perfetta unione con la Natura. Questo è in fondo il compito che il Teatro ha quando è portato dentro la Natura davanti ai bambini.

Molti autori personificano le forze della natura con divinità ed esseri antropomorfi, simbologia di una natura che trascende se stessa. Come vede la Natura lei, M° Zulli?

La Natura è Dio. Se uno sviluppa un senso religioso, vede Dio in ogni cosa. Dio non è “un signore con la barba seduto su una nuvola”. Dio è in ogni essere, animato o inanimato, e se uno non sviluppa un proprio occhio interiore, se uno non vede i propri Elfi, i propri Gnomi, se uno non diventa uno Gnomo a sua volta, non può entrare in contatto con la Natura.

Nelle comunità indigene dell’Amazzonia e delle Ande ho visto bambini parlare con esseri invisibili, con “gli Gnomi” appunto. Sono bambini che li vedono davvero proprio perché da quando nascono la loro cultura li mantiene in costante contatto con l’invisibile. Nei villaggi dei Chiquitanos che abitano il bosco tropicale secco della Bolivia, ho sentito bambini parlare tra di loro di ciò che ha detto questo o quel “Jichi”, cioè lo spirito reggitore del bosco, del fiume o della laguna. Lì i bambini sanno che non puoi cacciare, pescare, fare legna, raccogliere frutti e bacche in Natura se prima non hai chiesto il permesso agli spiriti del luogo.

Rispettare l’essenza, lo spirito del luogo e dell’ambiente. È quello che nell’Europa classica è noto come “Genius loci”, “nessun luogo è privo di un Genio”, diceva il poeta latino Servio…

Questo è un punto fondamentale. Oggi le leggende sugli gnomi e sulle fate sono divenute letteratura, ma tutto ciò ha senso solamente se ridiventa esperienza di vita.

Tutte le grandi culture orali della natura, dagli indiani d’America agli aborigeni australiani, dai Boscimani del Kalahari ai Guaranì dell’Amazzonia, tutti hanno questa conoscenza della loro Mente, e la incarnano con il loro modo di essere.

E’ molto importante oggi proporre un contatto con gli Elfi e con gli Gnomi, ma con una visione più profonda, non con una mentalità superficiale per intrattenere i bambini. Noi ci stiamo occupando proprio di questo: come fare, nel raccontare una storia, per toccare qualcosa di più profondo nello spettatore, soprattutto nel bambino. Quando racconti una storia, una favola, devi essere cosciente di cosa c’è lì sotto. Alla fine nel Teatro quello che si comunica davvero è la maggiore o minore qualità dell’Essere. L’attore quindi è un tramite; tanto più egli riesce ad essere invisibile, tanto più si manifesta l’essenziale nella storia che si racconta. Gli gnomi, le fate e gli elfi che sono vivi perché vengono dalla nostra interiorità e sono in questo senso un veicolo straordinario.

Come si trova a recitare nello scenario naturale? Percepisce l’energia dei boschi d’Abruzzo? Cosa ne pensa del Teatro Ambiente?

Fare teatro nel verde, il Teatro-Ambiente, come lo avete chiamato qui, è qualcosa di estremamente armonico per il Teatro Simurgh. Ci ricorda quello che facevamo in Sudamerica, quando per esempio dopo 7-8 ore di navigazione fluviale in lancia, raggiungevamo un villaggio in piena Amazzonia e per fare il nostro spettacolo stendevamo nella radura, tra le capanne, un tappeto fatto di quei grandi teloni impermeabili che servono per coprire i camion. Dopodiché uomini, donne, anziani e tanti, tanti bambini vi si radunavano intorno per assistere a quell’evento per loro cosi insolito. Certo il Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo è un luogo e una situazione molto diversa, ma il nostro compito come attori non cambia. Fare teatro nella Natura ti obbliga infatti ad essere molto più aperto, ad acuire i tuoi sensi, ad ascoltare con il corpo, perché insieme a te ci sono tanti altri suoni. Tu devi diventare una parte del tutto, non puoi lottare contro la natura per fare “il protagonista”. Affinché tu possa far fluire la storia in un ambiente naturale, devi diventare parte di questo ambiente, devi “mollare la presa” e lasciare che la storia si manifesti attraverso te.

Quali consigli darebbe ai ragazzi che si apprestano ad assistere per la prima volta alla Festa Internazionale degli Gnomi? In che modo tale esperienza divertente e spensierata potrebbe aiutarli a crescere?

Consiglierei di non portarsi dietro nulla che non sia la loro curiosità, non portarsi giocattoli o altri tipi di distrazione, l’ideale sarebbe arrivare armati della propria attenzione e della gioia di essere curiosi. Quando noi iniziamo i nostri spettacoli dedicati ai bambini, invochiamo sempre, con la nostra presenza, in modo delicato ma deciso, l’attenzione del pubblico affinché il silenzio arrivi, perché dov’è attenzione ivi è il silenzio, e con il silenzio arriva il racconto.

La Sorgente Nascosta (5) (1)

Possiamo dire che il teatro nella natura stimola i bambini alla positività e alla gioia di vivere tanto necessari in questa nostra epoca di grandi crisi esistenziali?

Ai bambini piace l’elemento naturale perché tutti siamo natura. E i bambini, essendo più vicini all’essenza umana sono natura in un modo molto più immediato di noi adulti. Come può dunque una goccia d’acqua essere infelice quando cade nel lago?

Gli Elfi e gli Gnomi non sono mai tristi, non possono esserlo perché sono in perfetta armonia con il tutto. E se a volte si rattristano è sempre e solo per compassione verso gli esseri umani che si lamentano per le loro “avverse fortune”. Ma non sentirai mai un Elfo o uno Gnomo lamentarsi per sua propria insoddisfazione.

Insomma … è un’altra sfida meravigliosa quella che affronteremo nei giorni della Festa degli Gnomi!

Ci parli degli spettacoli che Teatro Simurgh porterà a Pescocostanzo l’11 e 12 luglio e a Roccaraso il 18 e 19 luglio prossimi…

Porteremo due spettacoli, uno è “Gaia e il Libro Magico”, scritto ed interpretato da Carla Robertson. Gaia canta, danza e legge i racconti che vivono nel suo libro e parlano dell’invisibile, di Fate, di Elfi. Tutti racconti che evocano il mondo degli spiriti della Natura in base al ricco retaggio culturale e simbolico Sudamericano. Gaia, personificazione del nostro Pianeta, esordisce dicendo “La Terra è la mia casa”, e porta i bambini in un viaggio tenero e fantastico.

Con canti e danze dall’Africa al Sud America, dall’Europa Celta al canto tradizionale dei Tenores sardi, Gaia trasforma la lettura in una narrazione affascinante.

L’altro spettacolo s’intitola “La sorgente nascosta”. Qui siamo in scena Carla ed io. Anche in questo spettacolo cantiamo e suoniamo strumenti tradizionali di diverse culture del mondo. La drammaturgia si basa su una antichissima fiaba della popolazione Dong, del sud della Cina. L’eroina è una ragazza dai lunghi capelli che è disposta a donare la sua vita per salvare il suo popolo dalla sete. Si tratta di un grande racconto sapienziale diretto al cuore dei bambini e che noi abbiamo adattato per il Teatro. Lo portiamo al Festival Internazionale degli Gnomi, per il valore oggettivo del suo messaggio ed il fascino immediato e profondo della sua forma scenica.